Da pianta virile a bevanda del diavolo, da chicchi amari fino ad arrivare alla cuccuma: la lunga vita del caffè.

Una canzone napoletana faceva così:

"Ma cu sti mode, oje Brìggeta, tazza ‘e cafè parite: sotto tenite ‘o zzuccaro, e ‘ncoppa, amara site..."

Questa frase era indirizzata ad una ragazza paragonata al caffè, che presenta sia la dolcezza che l’amaro della sua natura.

L’albero di Coffea è originario dell’antica provincia di Kaffa, situata a Sudovest dell’Etiopia.
Gli antenati etiopi furono probabilmente i primi ad aver riconosciuto l'effetto eccitante della pianta di caffè che cresceva nei loro terreni.
Con l’impero ottomano si diffuse in Italia e nel resto dell’Europa, ed infine è arrivato anche in America.

Diverse leggende girano attorno questa bevanda antica; una di queste comprende l’attribuzione della scoperta del caffè ad un discepolo chiamato Omar, conosciuto per la sua abilità di guarire le persone con la preghiera.
Secondo l’antica narrazione egli fu esiliato in una grotta deserta, non avendo cibo provò a masticare alcune bacche trovandole amare, pensò quindi di tritarle nel tentativo di migliorarne il sapore, ma divennero dure. Provò quindi a bollirle, questo produsse una scuro bevanda dal buon odore. Dopo averla provata Omar riuscì a rimanere senza cibo per giorni interi. Quando i racconti di questo "farmaco miracoloso" giunsero fino al re che lo esiliò, ad Omar venne permesso di tornare e in seguito venne fatto santo.

L’irresistibile diffusione del caffè nel Settecento fece superare i pregiudizi che giravano attorno alla bevanda - che inizialmente la Chiesa aveva tentato di confinare. L’accusa era che fosse un diabolico raddoppiatore dell’io, che rendeva troppo svegli anche i caratteri più inibiti.
Secondo una leggenda l’arcangelo Gabriele offrì il caffè al profeta Maometto, che dopo averlo bevuto "disarcionò in battaglia ben quaranta cavalieri e rese felici sul talamo addirittura 40 donne".
La Chiesa impaurita dalle voci sull’ afrodisiaca bevanda, condannò quell' ormai nominato "vino d'Arabia", etichettandolo come bevanda del diavolo.